FAQ
Affido di persone minorenni migranti sole.
Aspetti legali e vita familiare
Cos’è l’affido per una persona minorenne migrante sola?
L’affido familiare è un percorso di accoglienza temporanea rivolto a persone minorenni migranti sole che consente al/la ragazzo/a di vivere in un contesto familiare stabile e protetto. Non è un’adozione, ma un progetto educativo e di tutela che si svolge con il supporto degli operatori e delle operatrici del progetto InTessere.
Cos’è il mentoring per persone neomaggiorenni?
Il mentoring è un percorso di accompagnamento relazionale rivolto a giovani che hanno appena compiuto 18 anni e stanno costruendo la propria autonomia. Il mentor non sostituisce figure professionali o istituzionali, ma affianca il giovane nella vita quotidiana, offrendo ascolto, orientamento e presenza.
Cosa accomuna affido e mentoring?
Pur nella diversità dei ruoli, affido e mentoring condividono un principio fondamentale: costruire relazioni basate sulla reciprocità, non su una logica assistenzialista o paternalistica. Non si tratta solo di “aiutare”, ma di incontrarsi e camminare insieme per un tratto di strada. I/le giovani non sono destinatari/e passivi/e di supporto, ma persone con risorse e competenze che arricchiscono la relazione. Allo stesso tempo, chi accoglie o accompagna vive un’esperienza di scambio e crescita reciproca, che risponde non solo a bisogni materiali, ma anche a bisogni relazionali e di appartenenza.
Quanto dura un percorso?
La durata varia in base al progetto individuale. L’affido per le persone minorenni migranti sole può durare da alcuni mesi a più anni. Il mentoring per persone neomaggiorenni ha in media una durata tra i 6 e i 12 mesi, con possibilità di proroga. La durata viene definita e monitorata insieme al team del progetto.
Qual è il percorso per partecipare?
Il percorso prevede un colloquio conoscitivo, una formazione iniziale, una fase di valutazione, l’abbinamento, l’avvio del progetto e l'accompagnamento. I tempi possono variare. È un processo necessario per garantire qualità, sicurezza e sostenibilità dell’esperienza.
Riceverò supporto durante il percorso?
Sì. Durante tutta l’esperienza sono previsti accompagnamento costante, momenti di confronto e supervisione. Il progetto InTessere affianca famiglie e mentor nella gestione delle difficoltà e dei momenti di cambiamento.
Sono previsti contributi economici?
Per l’affido può essere previsto un contributo economico a copertura delle spese sostenute dalla famiglia. Il mentoring è un percorso volontario. Tutti gli aspetti economici vengono chiariti prima dell’avvio.
Come si gestisce il coinvolgimento emotivo?
È normale che si crei un legame significativo. Il team di InTessere accompagna mentor e giovani per mantenere confini sani, prevenire sovraccarichi emotivi e tutelare il benessere reciproco.
Affido di persone minorenni migranti sole.
Aspetti legali e vita familiare
Cosa si intende per “famiglia” nell’affido?
Per famiglia affidataria si intende un nucleo disponibile ad accogliere un/a minorenne all’interno della propria quotidianità. Possono candidarsi coppie sposate o conviventi, famiglie con o senza figli, persone singole. Non esiste un modello unico di famiglia “giusta”: ciò che conta è la disponibilità all’accoglienza, la stabilità personale ed emotiva, la capacità di costruire una relazione educativa e la volontà di partecipare a un percorso accompagnato.
La valutazione tiene conto della situazione abitativa, della rete di supporto, dei tempi disponibili e della motivazione, con l’obiettivo di individuare le condizioni più adatte sia per la famiglia sia per il/la minorenne.
Qual è lo status legale di una persona minorenne migrante sola?
Un/a minorenne migrante solo/a è una persona minorenne presente sul territorio italiano senza genitori o adulti legalmente responsabili. Ha diritto a protezione, accoglienza, istruzione, assistenza sanitaria e tutela legale. Il suo percorso amministrativo viene seguito dagli operatori e dalle operatrici del progetto InTessere in collaborazione con gli enti competenti.
Qual è il ruolo legale della famiglia affidataria?
L’affido non trasferisce la responsabilità genitoriale. La famiglia affidataria si occupa della cura quotidiana e del benessere del/la minorenne, partecipa al progetto educativo e collabora con il team del progetto. Le decisioni legali e amministrative restano in capo alle autorità competenti. Non è una adozione.
Dovrò occuparmi delle pratiche burocratiche?
No. Le procedure amministrative, come il permesso di soggiorno, la tutela legale e le iscrizioni formali, sono seguite dagli operatori e dalle operatrici del progetto. Alla famiglia può essere chiesto un supporto pratico, ma non la responsabilità diretta delle pratiche.
Serve una stanza dedicata?
Sì. Per l’affido residenziale è necessario garantire uno spazio adeguato e condizioni abitative idonee. Questo viene verificato durante la fase di valutazione.
Come vivranno questa esperienza i/le figli/e della famiglia affidataria?
Molte famiglie raccontano che l’affido è un’esperienza di crescita per tutto il nucleo familiare. È importante preparare i/le figli/e, coinvolgerli/e nel percorso e rispettare i loro tempi ed emozioni. Il progetto offre supporto anche su questo aspetto.
E se il/la minorenne ha vissuto esperienze traumatiche?
Molti/e minorenni hanno alle spalle percorsi complessi. Alla famiglia non viene chiesto di svolgere un ruolo terapeutico, ma di offrire stabilità, ascolto e quotidianità. Il supporto specialistico resta in capo al progetto.
Quanto cambia la routine familiare?
L’affido comporta un cambiamento reale nell’organizzazione della vita quotidiana. Per questo è importante valutare con attenzione la propria disponibilità di tempo ed energie prima di iniziare.
Cosa succede quando il/la minorenne compie 18 anni?
Il passaggio alla maggiore età è una fase delicata. Il progetto InTessere accompagna questo momento lavorando sulla continuità del percorso educativo, abitativo e relazionale. In alcuni casi l’affido può trasformarsi in altre forme di accompagnamento, come il mentoring, in base alla situazione del/la giovane e agli accordi condivisi.
Mentoring per neomaggiorenni.
Relazione e autonomia
Che tipo di relazione si instaura nel mentoring?
Per famigliIl mentoring è una relazione di accompagnamento basata su fiducia, continuità e rispetto reciproco. Il mentor è una persona di riferimento che affianca il/la giovane nel suo percorso verso l’autonomia.a affidataria si intende un nucleo disponibile ad accogliere un/a minorenne all’interno della propria quotidianità. Possono candidarsi coppie sposate o conviventi, famiglie con o senza figli, persone singole. Non esiste un modello unico di famiglia “giusta”: ciò che conta è la disponibilità all’accoglienza, la stabilità personale ed emotiva, la capacità di costruire una relazione educativa e la volontà di partecipare a un percorso accompagnato.
La valutazione tiene conto della situazione abitativa, della rete di supporto, dei tempi disponibili e della motivazione, con l’obiettivo di individuare le condizioni più adatte sia per la famiglia sia per il/la minorenne.
Il mentoring prevede un progetto personalizzato?
Sì. All’avvio viene costruito, insieme al/la giovane e al team di InTessere, un progetto individuale di accompagnamento all’autonomia. Può includere obiettivi legati all’inserimento lavorativo o formativo, alla ricerca di una soluzione abitativa, all’orientamento sul territorio e al rafforzamento delle competenze personali e relazionali.
Che tipo di attività prevede il mentoring?
Il mentoring unisce supporto pratico e dimensione relazionale. Può includere momenti di quotidianità come bere un caffè insieme, fare una passeggiata, esplorare la città, partecipare ad attività culturali o sportive, cucinare insieme, studiare o preparare un colloquio di lavoro, confrontarsi su scelte personali e progetti futuri. Queste attività aiutano a costruire fiducia, orientamento e senso di appartenenza.
Il mentor aiuta anche per casa e lavoro?
Sì. Il mentor può affiancare il/la giovane nell’orientamento alla ricerca di lavoro, nella preparazione del curriculum e dei colloqui, nella comprensione dei contratti e nella ricerca di soluzioni abitative. Non viene chiesto al mentor di trovare casa o lavoro, ma di accompagnare il/la giovane nei passaggi più complessi dell’ingresso nella vita adulta.
Devo insegnare qualcosa al/la giovane?
No. Il mentoring non è un ruolo educativo formale. Significa camminare accanto al/la giovane, sostenere le sue scelte e rafforzare la sua autonomia senza sostituirsi a lui/lei.
Quanto tempo richiede il mentoring?
In media sono previsti due o quattro incontri al mese, oltre a contatti informali tra un incontro e l’altro. Frequenza e modalità vengono concordate insieme in modo flessibile.
Quanto è importante la continuità della relazione?
La continuità è centrale. Molti/e neomaggiorenni hanno vissuto relazioni instabili. Avere una presenza affidabile può rappresentare un punto di riferimento importante.
Confini di ruolo e
gestione delle difficoltà
Quali sono i confini del mio ruolo?
Affido e mentoring si basano su relazioni significative, ma con confini chiari. Non è richiesto sostituirsi alle istituzioni, risolvere tutti i problemi o assumere responsabilità legali o economiche personali. Il percorso è sempre accompagnato dal team del progetto.
Cosa succede se il/la giovane interrompe o si allontana dal percorso?
Può capitare che un/a giovane sospenda o interrompa il percorso per motivi personali o di contesto. In questi casi il team del progetto accompagna la gestione della situazione, offrendo supporto anche alla famiglia o al mentor coinvolto.
Cosa succede se devo interrompere il mio coinvolgimento?
Se cambiano le condizioni personali o lavorative, il percorso può essere rivisto o concluso. La chiusura viene gestita insieme agli operatori e alle operatrici del progetto, in modo graduale e responsabile.

